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Monti della Tolfa: Grotte di Pinza - Tra Mistero e Magia. La leggenda della Biga d'oro.

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Pubblicato da Franco's "F. Spaccia" in Luoghi del mistero · 8 Maggio 2022
Tags: grottedipinzaatolfagrottepinzatolfaleggendemontidellatolfa
Sono passati tanti anni, non sono più un giovincello credulone che ascoltava e credeva alle tante storie raccontate dai nonni o da persone anziane amici di mio padre.
Eppure oggi come allora le Leggende hanno sempre un fascino particolare su di me al punto di andare a investigare nei luoghi descritti per ricercare elementi di verità.
Le leggende a volte non raccontano mai dei fatti puramente inventati ma contengono sempre una parte di verità che viene trasformata in fantasia solo per il fatto che non si conoscono le cause che hanno appunto alimentato le storie, dunque si cerca di spiegarli con l'immaginazione.
Del resto siamo tutti consapevoli che le Leggende partono da lontano e non è mai una persona a divulgarle, ma alla loro invenzione concorrono sempre più persone che, con il trascorrere del tempo, trasformano fatti veri o no in fatti sempre più leggendari divenendo poi delle vere e proprie leggende Popolari al punto di divenire per molte comunità una tradizione da ricordare con le loro feste di paese.  
Ebbene proprio una leggenda mi ha spinto verso un altura vicino al Fiume Mignone, dove trovano luogo alcune "Grotte chiamate PINZA o PIZIA", dovuto forse al nome di una maga Sibilla di nome appunto Pizia, una sacerdotessa che nella mitologia greca, era l'eletta del dio Apollo a Delfi che, seduta sul suo tripode e avvolta dal vapore, profetizzava agli uomini il volere degli dèi attraverso un solenne vaticinio. Insomma, tante Storie come la stessa Sibilla era l'amante di Tarquinio, ma non si capisce di quale Tarquinio " come lo stesso Storico Stracci" scrive. Dal momento che una leggenda narra di Tarquinio Prisco quale amante certo di una Sibilla ma di quella Cumana ed in altro luogo ben lontano da qui.
Tuttavia noto che le leggende si alimentano per renderle ancora più fantasiose e direi anche meravigliose, creando dei veri e propri miti, favole e storie veramente incredibili come proprio in questo luogo siano sepolti tesori e addirittura la carrozza e la Biga d'oro di questo Re Tarquinio. Dove sono sepolti? Mistero, qualcuno sussurra addirittura sotto il letto del fiume Mignone li vicino. "Magari con le mie ricerche in loco possa trovare un qualche tesoro, cuissà..."



Nella mia prima visita alle grotte fui in compagnia di un amica che si offrì di accompagnarmi, ma il tempo era minimo e non certo sufficiente per ricercare elementi che potevano raccontare un minimo di storia del luogo. Ci tornai e ritornai ancora e senz'altro ci tornerò ancora, direte perchè, ebbene sono rimasto affascinato, non voglio dire Stregato, chi mi conosce sa perfettamente il mio modo di operare prima di scrivere la parola fine indagine.
Ogni luogo sembrerà strano ma può raccontarci tante cose.

Ed infatti il luogo è molto energico trasmettendo emozioni e vibrazioni.
Le "Grotte Pinza" si trovano ai piedi di una collina Tufacea dove in cima, è presente un pianoro, senz'altro luogo di un centro abitato. Infatti a documentarlo sono ancora visibili: due porte d'accesso, una strada ciottolata, le grotte, un cunicolo e soprattutto emergono numerose vaschette ricavate nel tufo non ancora sufficientemente studiate oltre a ritrovamenti di ceramiche e altri elementi.
La ricerca continua, anche dall'altra parte del fiume dova trova luogo un altra collina denominata " PONTON DEL CAVALIERE",
anche li vi sono riscontri di antica presenza abitativa riscontrabile da due grotte, da frammenti di ceramica, più o meno depurata, sparsi su tutta la castellina e particolarmente da numerosi pozzi ricavati nel tufo tanto che il posto è localmente denominato "Le pozze".
Come in antico le due Colline "castelline" stavano a controllare quanto meno lo snodo viario del fondovalle, così nel Medio Evo l'Abbazia di S. Arcangelo, sulla sinistra del Mignone, ed il Castello di Monte Monastero, sulla destra, sembrano la ripetizione del precedente dominio territoriale.

Non mancherò di aggiornare l'articolo qualora risultassero elementi degni di attenzione, ora qui di seguito l'articolo dello Storico Glauco Stracci in cui descrive il luogo con dettagli sia storici che relativi a studi e di ricerca Archeologica.

Grotte di Pinza. A cura di Glauco Stracci-SSC
La biga d’oro del re Tarquinio.
La località nel Comune di Tolfa è afferente al toponimo di Guinzone, parola ritenuta di origine longobarda, fu descritta, senza indicarne il nome, per la prima volta da Gamurrini nel 1882, mentre nel 1942 è il Bastianelli che la indica col nome locale di Grotte di Pinza. Si tratta di un piccolo altipiano tufaceo, a marcata orografia, con tre lati a strapiombo circondati dal fiume Mignone, tipologie che localmente sono denominate castelline. La frequentazione è attestata partendo dal Neolitico. In età Ellenistica vi sorge un insediamento etrusco, fortificato durante le guerre tra Tarquinia e Roma. Secondo il Bastianelli queste castelline lungo il fiume potevano essere i septem pagi ricordati da Plinio il Vecchio, mentre il Cola vi aggiunse la menzione dei novem pagi di Tito Livio.  Restano evidenti gli intagli nel tufo, per rendere meglio difendibile l’unico lato accessibile al pianoro. Emergono terrazzamenti livellati, tramite l’impiego di grandi blocchi giustapposti a secco, e il lungo muro perimetrale esterno, costruito a doppia cortina, con blocchi tufacei, e un riempimento interno di pietrisco. Nell’area interna sono presenti tre tombe ad arcosolio, una cisterna, forse opera romana, e un cunicolo volto al drenaggio idraulico, inoltre sono da menzionare quattro ambienti ipogei, scavati nella parete settentrionale del banco di tufo, che danno il sopracitato toponimo locale. Probabilmente gli ipogei sono nuovi artefatti o modifiche di antecedenti ambienti etruschi, usati in epoca medioevale, infatti un documento del 1299, menziona una tenuta denominata criptam Pincani ceduta a Viterbo, insieme al vicino Monte Monastero. La presenza sparsa, sul pianoro, di ceramica a vernice nera e sigillata, attesta la presenza di una villa rustica in epoca romana almeno fino al IV secolo. L’ utilizzo di queste cavità artificiali usate dalla pastrorizia nel secolo trascorso, ha fatto insorgere molte storie leggendarie, entrate nel vivido folclore tolfetano, la più famosa è quella secondo la quale nelle Grotte di Pinza, il re Tarquinio, quale dei tanti Tarquini non lo sapremo mai, vi volle nascondere un tesoro, composto da una carrozza e una biga d’oro.
STRACCI- SSC                                                                                                                           Link all'aticolo:



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